Il colore, la forma e la materia prima di cui sono composti i bicchieri influiscono non poco per gustare e apprezzare il vino di qualità. I bicchieri migliori sono quelli a calice, di cristallo, incolore e senza motivi ornamentali.
Ciò non è una questione di moda o di fantasia: il contenitore neutro serve ad esaminare il colore del vino e giudicarne la validità o gli eventuali difetti. Assieme al profumo e al sapore, proprio il colore è una delle caratteristiche fondamentali di un vino.
E già da come si manifesta si possono fare le prime deduzioni sulla qualità del vino, sulla sua età e sul suo stato di conservazione. Le diverse sfumature e tonalità rivelano all' occhio dell' intenditore molti dati fondamentali, talvolta anche il vitigno di provenienza delle uve. Ovvio che, un bicchiere in vetro colorato e decorato, per quanto bello, impedisce questa lettura a "prima vista".

Il colore può essere accettato solo nel caso in cui, durante un banchetto, vengano adoperati dei preziosi bicchieri antichi, tipo Murano o Boemia, quelli che un tempo venivano colorati con tinte preziose, verdi, blu o rosate. In questo caso, sarà opportuno eseguire un controllo preliminare dei vini da servire a tavola, esaminandone il colore a parte e assaggiandoli separatamente con bicchieri idonei. In ogni altro caso, il colore tradizionale ammesso è quello del gambo di alcuni bicchieri per vini bianchi: esempio tipico il bicchiere alsaziano con lo stelo verde più o meno scuro.
Si può supporre che i primi bicchieri siano stati rudimentali, così come il vino non sarà stato perfetto. L'uomo primitivo beveva il vino e altre bevande nelle corna rovesciate degli animali, così come facevano ancora i Barbari che invasero la Penisola per minacciare Roma. Altri recipienti furono ricavati lavorando il legno e incavando la pietra. Solo che il legno riscalda e assorbe mentre la pietra e del resto anche i metalli, più o meno pregiati, possono essere gelidi.
Anche i Greci antichi mescevano il vino nel corno, diventato in seguito simbolo di abbondanza, oppure in grosse conchiglie marine di ogni foggia o colore. Pare che il bicchiere, come lo intendiamo noi, sia stato creato dagli Egizi. Quando le legioni romane andarono alla conquista del Medio Oriente, appresero, in Siria, tutti i segreti dell'arte vetraria e scoprirono quanto fosse più gustoso il vino bevuto nel vetro. Nei ceti elevati della opulenta Roma imperiale, bere il vino nel bicchiere significava appartenere alla schiera degli intenditori raffinati. Il nome bicchiere deriva dal tardo latino bicarium, il quale a sua volta proviene da greco bikos.
La forma del bicchiere più armonica, elegante e razionale è quella a "calice" che sempre ha avuto una connotazione rituale, sia nel convivio come nella liturgia. Generalmente è composto da una parte semisferica "la coppa" - adibita a contenitore del vino - collegata per mezzo di uno "stelo" e da un "piede" espanso di forma circolare. Il calice di cristallo permette al vino di riflettere tutta la luce possibile, inoltre, poichè viene impugnato con lo stelo, la mano non è in grado di alterare la temperatura. Difatti quando a tavola viene servito un vino troppo freddo, è buona norma scaldarlo strofinando la parte inferiore della coppa con le due mani. La temperatura corporea di 36 gradi farà salire rapidamente quella del vino contenuto nel bicchiere.
La forma rotonda del calice permette la messa in rotazione del vino contenuto impugnandolo bene con lo stelo. Questo movimento rotatorio ha lo scopo di ossigenare meglio il vino, che è stato imprigionato a lungo nella bottiglia, permettendo l'espandersi del bouquet, cioè quell' insieme di sensazioni olfattive riscontrabile nei vini di classe, giunti a maturazione ottimale. Se si tratta invece di vino giovane, al posto del "mazzo di fiori" si potrà cogliere una sensazione odorosa più fresca e maggiormente fruttata. Facendo ruotare il calice del vino, si riesce a controllare altre caratteristiche, quali il tenore alcolico e la ricchezza di glicerina.
Ogni tipo di vino richiede il suo bicchiere adatto. Nei pranzi di gala, specie quando al servizio del vino sono addetti dei bravi sommeliers, non è difficile vedere allineati a tavola da quattro a sette bicchieri di fogge diverse, dal bicchiere dell' acqua a quello per lo spumante, dal calice per i vini bianchi a quello che si presta per la degustazione del vino da dessert.
I bicchieri vanno lavati in acqua corrente; se sono di cristallo non vanno messi nel lavapiatti perchè si rompono facilmente. Se si usano detersivi, è bene asciugare più volte i bicchieri perchè spesso queste sostanze lasciano una patina, anche se questa è invisibile. Nell'asciugare i bicchieri, si abbia cura di usare salviette di lino, le sole che non lasciano dei peluzzi sulle pareti dei bicchieri.
Si tratta di sottigliezze che però hanno la loro importanza. Servire vini di alta qualità con bicchieri imperfetti, sarebbe un errore che i commensali più avveduti farebbero presto a notare. Per riconoscere se il bicchiere è di materiale nobile, basta inumidire la punta del dito indice e passarla velocemente sull'orlo del bicchiere. Si dovrebbe udire un piccolo fischio, come quello di un treno in lontananza. Se il fischio è ben distinto e prolungato vuol dire che il bicchiere è di puro cristallo; se più debole si tratta di mezzo cristallo; se indistinto il bicchiere è di vetro comune.